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Artista marocchina allestisce Padiglione svizzero alla Biennale

Latifa Echakhch allestisce il Padiglione svizzero alle 59esima Biennale Arte di Venezia (23 aprile - 27 novembre 2022). L'artista, nata in Marocco, è cresciuta in Francia e da circa dieci anni vive in Svizzera. (immagine d'archivio) Keystone/PRO HELVETIA/CHRISTIAN BEUTLER sda-ats

(Keystone-ATS) “The Concert” è il nome della mostra che la Svizzera presenta nel suo padiglione nazionale alla 59esima Biennale Arte di Venezia da sabato. Questa è allestita dall’artista Latifa Echakhch, dal percussionista Alexandre Babel e dal curatore Francesco Stocchi.

È una peculiare ambivalenza che la Biennale Arte di Venezia sia divisa in padiglioni nazionali. La più importante mostra d’arte internazionale, è una piattaforma per gli artisti contemporanei che hanno abbandonato da tempo il patriottismo nel loro modo di vedere se stessi. Il Padiglione svizzero alla 59esima Biennale Arte rappresenta questa dicotomia in un modo molto speciale.

La Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia offre questa piattaforma a Latifa Echakhch, un’artista nata in Marocco, cresciuta in Francia e che da una decina d’anni vive e lavora a Vevey (VD) e Martigny (VS).

Questioni di identità

Lei stessa si descrive come qualcuno che siede su due sedie. “Spesso la gente mi dice quanto sia bello avere due culture”, ha raccontato la nativa marocchina in un colloquio con la rivista svizzera di moda e cultura “Bolero”. “Perché dovrebbe servirmi una sedia? Posso benissimo sedermi per terra”. Impiega così il suo bagaglio personale per riflettere su questioni legate all’identità.

Per i responsabili di Pro Helvetia, la Biennale di Venezia non ha a che fare con l’autopromozione nazionale o con la necessità di presentare arte genuinamente svizzera, ma con la promozione della cultura, come sottolinea di continuo la fondazione. Questo suggerisce che la Biennale Arte dovrebbe essere una piattaforma per gli artisti che hanno un legame con la Svizzera e allo stesso tempo si distingue per l’apertura e la professionalità dell’arte svizzera.

Non è Pro Helvetia a decidere chi allestisce il padiglione ma una giuria svizzera e internazionale composta da cinque persone che, su incarico della fondazione, organizza un bando di concorso. Per questa edizione della Biennale sono stati invitati sei operatori culturali. “Nel giro di soltanto sei settimane bisognava presentare un progetto e ho vinto”, ha affermato Echakhch.

Viaggio a ritroso nel tempo

“The Concert” è un viaggio a ritroso nel tempo, scrive Pro Helvetia a proposito dell’esposizione. “Malinconici scampoli d’arte riempiono il primo spazio”, situato nel giardino del padiglione, e accolgono i visitatori, indica la nota. Nell’edificio poi l’atmosfera cambia di sala in sala. Le sculture ispirate all’arte popolare sono visibilmente inghiottite da un’oscurità dilagante – come se il tempo scorresse all’indietro dal giorno luminoso alla sera precedente.

Pro Helvetia le descrive come “scene di impermanenza, di catarsi”, che tematizzano “il ciclo vitale in una maniera composita e ricca di sfaccettature”. Inoltre il materiale utilizzato, essendo in gran parte riciclato da precedenti Biennali, è il “risultato di una trasformazione”.

Sculture e musica

La mostra si situa all’incrocio fra arte visiva e musica – come promette il titolo. Echakhch ha collaborato con il percussionista e compositore Alexandre Babel che vive a Ginevra e Berlino ed è considerato un “riferimento nella musica sperimentale”, secondo Pro Helvetia. Di conseguenza, “The Concert” gioca con armonie e dissonanze. Anche qui emerge un’ambivalenza, perché questo è un gioco “con i sentimenti di aspettativa, appagamento e svanimento”. Le sculture diventano così parte di un’interpretazione ritmica e spaziale.

Echakhch ha detto a “Bolero” di essere interessata a “come funziona il sistema che sta dietro la musica”: “Nella mostra, voglio creare un’esperienza basata sul sistema di un concerto. Si sperimenta come passa il tempo, i suoi cicli, le sue ripetizioni”. La comprensione che Echakhch ha della musica è che “non si tratta veramente di comunicazione, è tutta questione di spazio”.

La mostra è stata curata dall’italiano Francesco Stocchi, che vive ad Amsterdam ed è curatore di arte moderna e contemporanea al Museum Boijmans Van Breuningen di Rotterdam. Stocchi è inoltre responsabile del programma artistico della Fondazione Memmo a Roma. Nel 2021 è stato co-curatore della 34esima Biennale di San Paolo, in Brasile.

Echakhch non è più una sconosciuta nel mondo dell’arte svizzera e internazionale. Nel 2007, ha tenuto la sua prima mostra personale al museo d’arte Le Magasin di Grenoble; ne sono seguite molte altre in numerosi paesi, per esempio al Centro Pompidou di Parigi, alla Fondazione Memmo di Roma, all’Hammer Museum di Los Angeles, al MACBA di Barcellona o al Tate Modern di Londra. Nel 2013 è stata insignita del rinomato Premio Marcel Duchamp a Parigi. Nel 2015 Echakhch ha esposto al Museum Haus Konstruktiv di Zurigo e ha ricevuto il Premio per l’arte della città di Zurigo. L’artista si è formata presso l’Ecole supérieure d’art di Grenoble e ha terminato gli studi all’Ecole nationale supérieur des beaux-arts di Lione.

L’esposizione “The Concert” nel Padiglione svizzero della Biennale Arte di Venezia verrà inaugurata ufficialmente giovedì in presenza del consigliere federale Alain Berset; da sabato sarà visibile anche al pubblico. Il Padiglione svizzero rimarrà aperto fino al 27 novembre.

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