Auguste Vautier-Dufour: il fotografo che voleva guardare lontano
Auguste Vautier-Dufour con un "Téléphot" nel bosco (1910 circa).
Camera Museum, Vevey
Il ghiacciaio del Rodano (19 luglio, 1897).
ETH-Bibliothek Zürich
Le Prealpi friburghesi e vodesi: Dent de Brenleire, Dent de Folliéran e Vanil Noir (18 dicembre, 1900).
Camera Museum, Vevey
La famiglia di Auguste Vautier-Dufour: Emma, Camille, Emmeline, Germaine, Hilda, Auguste con i pattini sul lago di Neuchâtel (1910 circa).
Camera Museum, Vevey
Emma Vautier-Dufour, moglie di Auguste, mentre gioca a diablo (ottobre 1907).
Camera Museum, Vevey
Jacques-Henri Apothéloz, pescatore novantenne di Grandson, sulla sua barca (1908).
Courtesy of Camera Museum, Vevey
La figlia di Auguste, Hilda Vautier (1910 circa).
Camera, Museum, Vevey
Tramonto (1910 circa).
Camera, Museum, Vevey
Montagne avvolte nella nebbia (1910 circa).
Camera Museum, Vevey
Le figlie di Auguste Vautier-Dufour: Emmeline, Germaine e Hilda su un piroscafo (1910 circa).
Camera Museum, Vevey
L'Acropoli e il Monte Licabetto ad Atene, fotografati da Fred Boissonnas (1910 circa).
Camera Museum, Vevey
La Tour d'Aï, sulle Prealpi friburghesi e vodesi (gennaio 1902).
Camera Museum, Vevey
Alla fine dell'Ottocento, il fotografo svizzero Auguste Vautier-Dufour si ritrovò di fronte a un dilemma: come immortalare un soggetto da molto lontano, senza utilizzare un'ingombrante fotocamera? Una serie di esperimenti lo portarono all'invenzione di un teleobiettivo particolare, il "Téléphot".
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Nata in Inghilterra, vivo in Svizzera dal 1994. Mi sono formata come graphic designer a Zurigo tra il 1997 e il 2002. Recentemente mi occupo di elaborazione di immagini e ho raggiunto il team di swissinfo.ch nel marzo del 2017.
Nato nel 1864 a Grandson, nel canton Vaud, Auguste Vautier-Dufour non era un fotografo professionista. Malgrado lavorasse in una tabaccheria, la sua vera passione era la fotografia astrale e la scienza.
Vautier-Dufour sognava di poter immortalare oggetti da molto lontano utilizzando un apparecchio compatto con una grande profondità di campo. Un’idea che a prima vista sembrava una contraddizione.
Alla fine dell’Ottocento fece così diversi esperimenti da autodidatta. A seguirlo in questa avventura c’era anche il costruttore di telescopi Emile Schaer, che lo guidò nella scelta di apparecchiature e lenti.
Da questi esperimenti nacque il “Téléphot”: due specchi disposti all’interno allungano il tragitto della luce in modo da forzarla ad attraversare tre volte il corpo dell’apparecchio e permettendo così l’uso di una lunghezza focale maggiore.
Il teleobiettivo fu brevettato nel 1901. Dato che Vautier-Dufour non disponeva dei mezzi finanziari necessari per commercializzare la sua invenzione, nel 1904 creò assieme al fotografo Frédéric Boissonnas la società Véga, dove vennero prodotti e venduti diversi modelli di “Téléphot”.
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