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La voglia di riforme del WEF troverà terreno fertile?

"La grande trasformazione: sviluppare nuovi modelli" è il tema dell'edizione 2012 del Forum economico di Davos. Keystone

Durante il WEF i leader del mondo economico e politico saranno chiamati a cambiare rotta e a ricucire un profondo strappo con la società. Non tutti credono tuttavia che l'élite mondiale sia davvero intenzionata a modificare l'attuale sistema economico e di governo.

Il tema del summit di quest’anno sarà “La grande trasformazione: sviluppare nuovi modelli”. Stando al fondatore del World Economic Forum (WEF) Klaus Schwab, l’argomento riflette la necessità di un cambiamento profondo del sistema globale che al momento è incapace di dare risposte al “persistente malessere economico” e che mina la coesione sociale.

A questo proposito, Schwab ha rivolto un appello affinché si dia maggiore ascolto alle rivendicazioni delle masse oppresse, riferendosi in maniera particolare alle giovani generazioni. Ha affermato, inoltre, che il capitalismo nella sua forma attuale è obsoleto e va ripensato per dare la possibilità ai nuovi talenti di ritagliarsi un proprio spazio nel mondo.

Le affermazioni del fondatore e CEO del Forum economico vanno a braccetto con le rivendicazioni portate a Davos dal movimento degli indignati che negli scorsi giorni ha costruito vicino al centro dei congressi un villaggio di igloo per protestare contro il potere dell’élite economica mondiale.

Tempo di cambiare

Philip Jennings, segretario generale della federazione internazionale dei sindacati del settore dei servizi UNI Global Union, è rimasto positivamente sorpreso dalla voglia di trasformazione del Forum.

“Il WEF è finalmente uscito dalla sua bolla di cristallo e ha dato un’occhiata al mondo reale. Il suo discorso riflette lo stato attuale delle cose”, ha affermato a swissinfo.ch Jennings.

Anche se il segretario di UNI Global Union loda il nuovo corso, dubita che molti dei ricchi e potenti rappresentanti del mondo economico abbiano davvero intenzione di mettere in pratica il messaggio ascoltato a Davos.

“Chi sosterrà di conoscere meglio degli altri il libero mercato e affermerà che non ci si deve preoccupare della coesione sociale, commetterà un grave errore. Non dobbiamo nemmeno sottovalutare la capacità dell’industria finanziaria di persistere con il ‘business as usual’, ossia di lasciare tutto come prima”.

La voce del popolo

Il WEF 2012 punterà i riflettori sulla primavera araba e sui disordini nei paesi europei maggiormente colpiti dalla crisi del debito. L’obiettivo è di focalizzare l’attenzione sullo scollamento tra l’élite mondiale – comunemente conosciuta come l’1% – e la stragrande maggioranza della società.

Altrettanta attenzione sarà prestata alle parole del nuovo primo ministro tunisino Hemadi Jebali e ai candidati alla presidenza dell’Egitto Abdel Moneim Aboul Fotouh e Amr Moussa. A rubare loro, in parte, la scena saranno forse le controverse elezioni presidenziali in Russia, quelle negli Stati Uniti e in Francia di quest’anno.

L’edizione 2012 del Forum potrebbe riservare ancora qualche grattacapo ai dirigenti di banca, che continuano a versare bonus sorprendenti, malgrado i ripetuti appelli ad evitare gli eccessi. Philip Jennings accusa ad esempio la  Goldman Sachs di nascondere la testa nella sabbia, evitando di affrontare di petto i problemi. La settimana scorsa, infatti, la grande banca d’affari statunitense ha ridotto stipendi e bonus del 27% malgrado abbia accusato un calo dei profitti annui del 47%.

Anche in Svizzera gli sforzi per ridurre i salari d’oro degli alti dirigenti si sono arenati in parlamento. Le due Camere stanno cercando da quattro anni un’alternativa all’iniziativa popolare “contro le retribuzioni abusive”, lanciata dal senatore sciaffusano Thomas Minder.

Protezionismo fino all’ultimo

Le speranze che il Forum sappia persuadere i paesi ad abbandonare le misure protezionistiche sono davvero minime, almeno stando all’organizzazione indipendente Global Trade Alert (GTA).

Nel suo ultimo rapporto di novembre, la GTA scrive che i provvedimenti volti a proteggere il mercato interno sono in costante aumento. “La politica dei governi ha assunto un atteggiamento più difensivo” sostiene Simon Evenett, professore di economia internazionale presso l’università di San Gallo e membro della GTA.

La Dichiarazione di Berna, organizzazione non governativa da sempre molto critica nei confronti del WEF, non crede minimamente nella capacità del Forum di forzare il cambiamento.

“Ora il Forum sa almeno leggere i segni dei tempi. Sta facendo le domande giuste, ma l’uditorio è quello sbagliato”, ha detto a swissinfo.ch Andreas Missbach, membro della direzione ed esperto di questioni finanziarie della Dichiarazione di Berna.

“Schwab ci ha sciorinato la sua predica domenicale, ma ciò che verrà servito durante la settimana sarà la solita sbobba fatta di accordi e di strategie volte ad annacquare le normative finanziarie e le riforme sociali”.

A difesa del WEF

Il membro della direzione della Dichiarazione di Berna ha sollevato obiezioni anche sulla decisione del WEF di espellere dal centro dei congressi il movimento di protesta “Occupy Davos” durante il summit.

Il CEO del Forum, Klaus Schwab, ha giustificato tale provvedimento affermando che gli attivisti non propongono soluzioni costruttive ai problemi del mondo, ma cercano soltanto capri espiatori.

Philip Jennings dell’UNI Global Union ha ancora fiducia nel WEF e nella sua volontà di cambiare. “Il Forum si è trasformato negli ultimi vent’anni. Ora sono ascoltate anche le opinioni della società civile e del movimento sindacale”.

Il Forum economico mondiale è stato fondato da Klaus Schwab nel 1971 a Davos, inizialmente con il nome di Management Symposium, con lo scopo di facilitare i contatti tra i leader europei e quelli nordamericani.
 
Da allora il WEF organizza l’incontro annuale nella località grigionese. L’unica eccezione è stata l’edizione 2002, trasferita a New York, in omaggio alle vittime degli attentati dell’11 settembre 2001.
 
La sede del WEF è a Cologny, nel canton Ginevra. Il suo budget annuale è finanziato da un migliaio di aziende affiliate.
 
Oltre ad organizzare l’appuntamento annuale di Davos, il WEF promuove simposi, gruppi di lavoro e studi in diversi paesi del mondo. Il WEF svolge diverse analisi globali e particolari su incarico dei propri membri.
 
Il tema scelto per la 42esima edizione (25-29 gennaio 2012) è The Great Transformation: Shaping New Models (La grande trasformazione: sviluppare nuovi modelli).

Sarà la presidente della Confederazione Eveline Widmer-Schlumpf ad aprire la manifestazione. La cancelliera tedesca Angela Merkel pronuncerà il discorso inaugurale.

Nella località grigionese sono attesi 2600 rappresentanti del mondo economico, politico e accademico, tra i quali circa 40 capi di stato e di governo, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, la direttrice del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde, il segretario americano al tesoro Timothy Geithner e il segretario generale della Lega araba Nabil Elaraby.

Per il Consiglio federale saranno presenti sei ministri: Eveline Widmer-Schlumpf, Johann Schneider-Ammann, Doris Leuthard, Didier Burkhalter, Alain Berset e Ueli Maurer.

(Traduzione dall’inglese)

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