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Influenza suina: le nubi s’addensano sull’OMS

In Svizzera le autorità hanno acquistato 13 milioni di dosi di vaccino, per un costo complessivo di 84 milioni di franchi Keystone

L'11 giugno 2009, l'OMS dichiarava l'allarme pandemia per l'influenza A(H1N1). A un anno di distanza, rimangono molte ombre sull'operato dell'organizzazione internazionale. Intervista a Liliane Maury Pasquier, presidente della commissione sanità del Consiglio d'Europa.

“Il mondo è all’inizio di una pandemia influenzale”: le parole pronunciate un anno fa dalla direttrice generale dell’Organizzazione mondiale della sanità Margaret Chan erano tutt’altro che rassicuranti. Innalzando il livello d’allerta alla fase sei (su sei), l’OMS aveva appena decretato l’inizio della prima pandemia dopo 41 anni.

Dodici mesi dopo l’inizio di quella che secondo alcuni avrebbe potuto essere un’influenza ancor più letale della ‘spagnola’ del 1918, il bilancio parla da sé: 18’156 decessi, a fronte dei 250’000 a 500’000 in media per una normale influenza stagionale.

Nelle ultime settimane, il modo di agire dell’organizzazione internazionale è stato al centro delle critiche. Un’inchiesta pubblicata dal British Medical Journal ha messo in luce i legami tra alcuni membri della commissione d’esperti dell’OMS e l’industria farmaceutica. La commissione sanità dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa – che ha pubblicato a inizio giugno un rapporto sulla gestione della pandemia, rapporto che sarà esaminato dal plenum il 24 giugno – ha puntato dal canto suo il dito contro la mancanza di trasparenza dell’organizzazione internazionale. Intervista alla consigliera agli Stati socialista ginevrina Liliane Maury Pasquier, presidente della commissione sanità del Consiglio d’Europa.

swissinfo.ch: Presentando il vostro rapporto, il relatore Paul Flynn ha dichiarato che la pandemia “non è mai veramente avvenuta”. Quali elementi vi hanno permesso di arrivare a questa conclusione?

Liliane Maury Pasquier: Non abbiamo affermato che la pandemia non è avvenuta, ma piuttosto che se non si fosse modificata la definizione non si sarebbe potuto dire che era una pandemia. Nelle definizioni precedenti, figurava sempre la nozione di gravità. Nel mese di maggio del 2009, dopo l’apparizione dei primi casi in Messico, l’OMS ha cambiato definizione, togliendo questa nozione.

Certo, l’OMS contesta, affermando di non aver mai cambiato la definizione. Leggendo le loro risposte, però, mi dico forse non parliamo la stessa lingua, poiché sia nella definizione del 1999 che in quella del 2005, questa nozione era ben presente.

Interrogarsi sul perché di questo cambiamento non è irrilevante, sapendo che è proprio la dichiarazione dello stadio 6 che avvia tutto il processo, ossia cambiamento di priorità delle politiche di sanità pubblica e dell’industria farmaceutica, produzione di vaccini… Questo sospetto è rafforzato dal fatto che non si sa chi sono i membri del comitato d’esperti dell’OMS e che l’organizzazione era cosciente del fatto che il virus non era così grave.

swissinfo.ch: Si potrebbe però anche affermare che è proprio grazie alle misure consigliate dall’OMS e adottate da molti Stati che la pandemia ha potuto essere contenuta o ancora che un anno fa si navigava comunque in un clima di incertezza scientifica…

L.M.P.: È chiaro che i virus di tipo influenza hanno un grande potenziale di mutazione e vanno quindi sorvegliati da vicino. È altrettanto chiaro, però, che le misure dell’OMS non hanno svolto nessun ruolo.

Se si esaminano le politiche dei differenti governi, constatiamo infatti che ve ne sono alcuni che hanno attuato politiche di vaccinazione su ampia scala, altri dove il tasso di vaccinazione è stato basso. Eppure i risultati sono stati praticamente gli stessi.

swissinfo.ch: Ritiene necessaria una ridefinizione del principio di precauzione, principio spesso invocato per giustificare queste misure eccezionali?

L.M.P.: Non si può reagire nello stesso modo se un’infezione è grave o meno. Certo, molti specialisti vorrebbero vaccinare tutti contro tutto. Ma non tutti i paesi possono permetterselo, soprattutto a lungo termine. Bisogna quindi stabilire delle priorità.

In termini di salute pubblica, quando si opera questo genere di scelte, si consacrano somme importanti per lottare contro un’infezione particolare. Però nello stesso tempo queste somme non sono impiegate per altre malattie.

swissinfo.ch: Esperti dell’OMS legati all’industria farmaceutica, mancanza di trasparenza, farmaci antivirali di dubbia efficacia e dagli effetti collaterali poco chiari… Scorrendo il vostro rapporto e l’inchiesta del British Medical Journal si ha l’impressione che questa influenza sia stata in fondo una magnifica operazione di marketing dell’industria farmaceutica. Cosa ne pensa?

L.M.P.: È una domanda legittima. Certo, non abbiamo nessun elemento di prova. Se vi è un settore economico che ha tratto profitto dalla pandemia, questo è però sicuramente l’industria farmaceutica.

Sfortunatamente le risposte dell’OMS non hanno fugato i dubbi. Abbiamo avvertito una volontà di proteggersi, una paura delle possibili conseguenze. Tanto più che da diversi anni sono aumentati i sospetti sull’azione di lobbing in seno all’OMS da parte dell’industria farmaceutica. Un po’ come faceva alcuni anni fa l’industria del tabacco.

swissinfo.ch: Sottolineate il ruolo svolto da questi esperti ‘indipendenti’ e la loro influenza sulle decisioni. Ma come si può migliorare la situazione sapendo che questi stessi esperti sono spesso implicati, ad esempio, nello sviluppo di nuovi farmaci?

L.M.P.: È chiaro che se si hanno a disposizione delle competenze bisogna utilizzarle. È però primordiale sapere da dove viene l’opinione e soprattutto bisogna far sì che se tale o tal altro esperto è legato all’industria farmaceutica non abbia potere decisionale. La trasparenza deve essere assoluta, ciò che oggi non avviene.

swissinfo.ch: E per quanto concerne i governi e i vari enti sanitari nazionali? Hanno ancora un margine di manovra in questo genere di situazioni?

L.M.P.: Certamente. Non tutti gli Stati hanno reagito nello stesso modo. La Polonia, ad esempio, si è rifiutata di concludere dei contratti per dei vaccini. Per una ragione molto semplice: questi contratti stipulavano che i vaccini erano distribuiti sotto la responsabilità del governo e che se vi fossero stati dei problemi, segnatamente in caso di complicazioni, era il governo stesso ad assumersi i rischi. Ci troviamo di fronte a un caso emblematico di privatizzazione degli utili e di colletivizzazione dei rischi.

swissinfo.ch: Adesso si tratterà soprattutto di ristabilire la fiducia. Quali raccomandazioni formula la Commissione da lei presieduta?

L.M.P.: L’OMS svolge senza ombra di dubbio un ruolo molto importante. Affinché questo strumento funzioni deve però regnare la fiducia. Per questa ragione ritengo necessario pubblicare la lista dei membri del gruppo d’esperti, i loro legami d’interesse e fare in modo che eventuali errori non si riproducano più. Gli Stati membri sono pure corresponsabili e possono sicuramente emettere delle condizioni, a patto di non iniziare a negoziare ogni franco versato all’organizzazione, ciò che potrebbe avere l’effetto contrario a quello voluto.

Inoltre penso sia necessario definire cosa sia una pandemia e distinguere diversi modi di reazione a dipendenza della gravità. A livello di Stati, è importante che il settore della ricerca e gli esperti siano veramente indipendenti. Naturalmente, però, ciò ha un costo.

Daniele Mariani, swissinfo.ch

A fine maggio, la Commissione della gestione del Consiglio degli Stati è giunta alla conclusione che nel clima d’incertezza che regnava all’inizio della pandemia, il governo svizzero ha agito in modo corretto acquistando 13 milioni di dosi di vaccini, per un importo di 84 milioni di franchi.

Inizialmente alcuni esperti avevano indicato che sarebbero state necessarie due dosi di vaccino, una previsione rivelatasi errata.

In Svizzera, solo il 15% della popolazione si è fatta vaccinare contro l’influenza A(H1N1). La Confederazione ha quindi ancora a disposizione 7 milioni di dosi e i cantoni 1,2 milioni; 1,3 milioni di dosi sono inoltre state offerte all’OMS per i paesi in via di sviluppo e 750’000 sono state vendute all’Iran.

In totale a causa di questa influenza sono state ricoverate 570 persone, 114 delle quali in un reparto di cure intense. Venti sono decedute.

In un’interpellanza depositata durante la sessione appena conclusasi del parlamento svizzero, Liliane Maury Pasquier chiede al governo di poter esaminare i contratti conclusi con le due industrie farmaceutiche (Novartis e GlaxoSmithKline) che hanno fornito il vaccino. In particolare la consigliera agli Stati vorrebbe sapere se questi accordi prevedevano la piena responsabilità del governo in caso di complicazioni legate ai vaccini.

Inoltre, la parlamentare domanda l’opinione del Consiglio federale in merito all’impossibilità di conoscere i nomi dei membri del comitato d’esperti dell’OMS che hanno seguito l’evolversi dell’influenza H1N1, nonché i legami d’interessi dei membri della Commissione federale per le vaccinazioni.

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