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Operazione anti-canapa in Ticino

Alcune piantine di canapa sequestrate in una serra in Ticino Keystone

Magistratura e polizia ticinesi fanno il bilancio di un'ampia retata contro i produttori di canapa indiana.

“Dobbiamo combattere il fenomeno prima che ci sfugga di mano”, ha osservato il comandante della polizia Romano Piazzini.

I pomodori e il mais del Ticino agricolo lasciano sempre più spazio a vastissime coltivazioni di canapa indiana, all’aperto e “indoor”.

Il fenomeno è dilagato a velocità preoccupante e, per sconfiggerlo, la magistratura ha dato avvio all’operazione “Indoor”. Il primo bilancio è stato tratto giovedì a Rivera.

Grido d’allarme

E’ stato chiaro Romano Piazzini, comandante della polizia ticinese nel lanciare un grido d’allarme assieme al procuratore generale Bruno Balestra e al magistrato incaricato dell’operazione “Indoor” Antonio Perugini.

“Il fenomeno della coltivazione e della commercializzazione della canapa indiana in Ticino è dilagante e dobbiamo arginarlo prima che ci sfugga di mano.”

In un’aula gremita di giornalisti, fotografi e cameramen televisivi molti dei quali proveniente dalla vicina Italia – finisce nella penisola grande parte della canapa trasformata in marijuana – sono state esposte tante delle 130’000 piante e piantine di canapa sequestrate nelle 19 serre passate al setaccio. A presentazione conclusa, sono state distrutte.

Operazione “indoor”

Le cinque retate i cui risultati sono stati illustrati giovedì sono state eseguite nell’arco di meno di un mese, la prima lo scorso 13 marzo, l’ultima il 7 aprile.

L’operazione “Indoor”, dal nome dato al tipo di coltivazione spinta grazie al calore delle serre e a potenti riflettori elettrici, ha toccato tutto il Ticino. Da Biasca a Mendrisio, dal Bellinzonese al Luganese.

Sono 19 le piantagioni poste sotto sequestro mentre otto negozi di canapa sono stati chiusi. Controllati e sequestrati anche otto uffici fiduciari e legali.

Stracci di contabilità

Quelli che, stando al procuratore pubblico Perugini, si occupavano della parte contabile del commercio. “A dir il vero non abbiamo messo la mano su una vera e propria contabilità ma su stracci di contabilità” ha precisato il magistrato che ha sollevato il sospetto di raggiri a scopo di evasione fiscale.

Le operazioni condotte dagli agenti della polizia cantonale, delle diverse polizie comunali e della scientifica – 200 uomini in totale – hanno portato all’arresto di 25 persone.

Quindici di loro sono tuttora incarcerate mentre altre 25 sono state denunciate a piede libero e 15 interrogate. Ai limiti di questo mondo “grigio” come lo ha definito il procuratore generale Bruno Balestra, si profilano altri reati collegati ai mancati o fittizi contratti di lavoro, all’assenza di contributi sociali. “Gran parte della manodopera lavorava in nero” ha sottolineato Antonio Perugini.

Piante per 19,5 milioni di franchi

Gli agenti hanno sequestrato 130’000 piante di canapa indiana fra piante madri, talee, piante mature e piante in essiccazione. Un bel bottino se si pensa che, se si considera una resa minima di 15 grammi di infiorescenze secche (marijuana) per le piante coltivate indoor, si arriva ad una quantità di circa 1950 chili.

Venduti al dettaglio, a dieci franchi al grammo, equivalgono a 19,5 milioni di franchi. Si aggiunge a questa cifra il valore sul mercato dei 404 chili di canapa secca sequestrata, pronta per l’esportazione verso l’Italia che rappresenta più di quattro milioni di franchi.

Infine la polizia ha messo la mano su del materiale di coltivazione e altri prodotti per un ammontare che sorpassa il milione di franchi. Sono anche stati trovati più di 300’000 franchi di soldi in contanti.

Rischi per la salute, l’agricoltura e i rapporti con l’Italia

Un giro d’affari considerevole che coinvolge non soltanto i coltivatori ma anche i proprietari di terreni e stabili che affittano a prezzi sproporzionati, i gerenti di negozi, i cosiddetti canapai, i commercialisti e i lavoratori.

“Tutti devono sapere che producendo canapa il cui tenore di THC sorpassa 10%, infrangono la legge federale sugli stupefacenti” hanno detto gli inquirenti. Il procuratore Perugini ha lanciato un monito: “arriveremo dappertutto, chiuderemo tutti i negozi (ne rimangono aperti una sessantina in tutto il cantone), è solo questione di tempo…”

Infatti le autorità ticinesi hanno espresso una grande preoccupazione di fronte al dilagare del fenomeno. “Mette in pericolo la salute dei nostri figli, la nostra realtà agraria, sociale ed economica, i nostri rapporti con i nostri vicini italiani” ha aggiunto Bruno Balestra.

E’ aumentato molto in questi ultimi mesi il traffico di marijuana “ticinese” verso l’Italia. I corrieri ripercorrono le antiche strade del contrabbando per esportare la merce.

“Se l’uso di droga leggera dovesse essere depenalizzato dal Consiglio nazionale” ha concluso Bruno Balestra, “ci troveremmo di fronte ad una crescita di produttori, ad un crollo dei prezzi, all’aumento del pendolarismo nei cantoni di frontiera e all’entrata in scena di organizzazioni criminali.”

swissinfo, Gemma d’Urso, Rivera

19 piantagioni sotto sequestro
8 negozi chiusi
25 persone arrestate
130’000 piantine sequestrate

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