La Svizzera fa coming-out
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Il matrimonio per tutti e tutte ha ottenuto un punteggio record alle urne in Svizzera. Perché questo “sì” arriva così tardi? E perché è così netto?
Il 64,1% dei cittadini e delle cittadine si è espresso a favore del matrimonio per tutti e tutte in Svizzera, segnando quello che si potrebbe definire un record mondiale. Finora, il 62% registrato in Irlanda nel 2015 è stato il punteggio più alto in una votazione popolare sull’apertura del matrimonio alle coppie dello stesso sesso.
Ritorno all’unità
La sera del voto, il quadro generale mostrava che tutte e tre le regioni linguistiche avevano sostenuto il referendum. Nella parte germanofona del Paese, il 65% dei voti era a favore contro il 63% nella Svizzera romanda. Solo la regione italofona era leggermente indietro, con il 53%.
Questo rafforza la gradita impressione che, dopo tutti i litigi e le divisioni sulla pandemia e sulle risposte da adottare, una chiara volontà sta nuovamente emergendo.
Qui potete vedere i risultati finali:
Le differenze che rimangono, tuttavia, riflettono gli sviluppi nei Paesi vicini. La Francia ha fatto da apripista al matrimonio per tutti e tutte nel 2013, seguita dalla Germania nel 2017 e dall’Austria nel 2019. Solo l’Italia offre ancora l’unione registrata come alternativa incompleta.
In Svizzera, il famoso divario città-campagna non si è sentito questa volta. I grandi centri hanno sostenuto il progetto per il 72%, le zone rurali per il 58%.
Tuttavia, l’emittente televisiva francofona RTS ha rilevato alcuni contrasti. Nella città di Zurigo, quasi l’80% della popolazione ha detto “sì”, il doppio che nella regione del Bernina, nei Grigioni, nel sud-est del Paese. Ma è interessante notare che in nessun’altra parte della Svizzera ci sono così tanti pensionati come nell’area del Bernina, mentre nessun’altra circoscrizione ha così tanti under-40 come Zurigo.
Cambio di generazione
È questa probabilmente la spiegazione. Le giovani generazioni sono più spesso toccate dal diritto matrimoniale rispetto a quelle più vecchie. Vogliono vivere liberamente e ogni nuova generazione si identifica sempre un po’ meno con la legge attuale. I sondaggi condotti per conto della SSR lo hanno mostrato chiaramente anche prima del voto: più si è giovani, più si è disposti ad accettare il matrimonio per tutti e tutte.
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Altri sviluppi
Matrimonio per tutte e tutti, il popolo svizzero ha detto: “Sì, lo voglio”
Le istanze di veto
Tuttavia, in Svizzera gli ingranaggi girano più lentamente che altrove. La scienza politica lo spiega con il fenomeno delle istanze di veto. L’esistenza stessa del diritto di referendum rallenta il cambiamento politico – perché ha un effetto anticipatore. Coloro che non vogliono perdere in un voto popolare sono più aperti al compromesso. Ma questo richiede tempo. L’esistenza del referendum rafforza quindi le forze politiche conservatrici e indebolisce la volontà di cambiamento.
Questo è accaduto anche nel caso del matrimonio per tutti e tutte. Il primo tentativo è stato fatto nel 1998, su richiesta di un consigliere nazionale dei Verdi. Ma è fallito in Parlamento, che ha introdotto invece la legge sulle unioni registrate nel 2005.
Il secondo tentativo risale al 2013, su proposta di un deputato verde-liberale. È stata questa iniziativa del centro progressista che ha portato a un’ampia svolta nei partiti di sinistra e di centro.
Altri sviluppi
Gli unici rimasti all’opposizione sono i tradizionalisti: l’UDC (Unione democratica di centro/destra conservatrice), l’UDF (Unione democratica federale/destra ultraconservatrice cristiana) e gli evangelici.
In teoria, il federalismo può anche essere un meccanismo di veto. Le richieste dei Cantoni o delle città possono essere più progressiste, poiché non dipendono da un consenso nazionale. Ma le decisioni prese a livello nazionale devono tenere conto degli interessi, dei valori e delle sensibilità delle regioni.
La diversità vince
Tuttavia, le istanze di veto non sono sufficienti a spiegare la mancanza di cambiamento. La responsabilità è anche della classe politica e del suo ecosistema. In effetti, si può sostenere che ciò che favorisce la lentezza politica oggi sia anche il fatto che la classe politica rimane a lungo al governo e al parlamento, o che coltiva la costanza nell’orientamento ideologico, o sia sempre reclutata negli stessi circoli.
Ma tutto questo sta cambiando: la durata dei mandati tende a diminuire, il pluralismo aumenta e le origini degli uomini e delle donne in politica variano.
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Altri sviluppi
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Questo è diventato particolarmente visibile grazie alle donne in Parlamento. Dal 2019, le donne formano il 42% del Consiglio nazionale, ma ancora solo il 26% del Consiglio degli Stati.
Un movimento LGBTIQ esigente
Le minoranze che rivendicano certi diritti, come il movimento LGBTIQ, non devono rimanere nell’ombra in futuro. Con le loro visioni diventeranno sempre più visibili. Per esempio, nelle ultime settimane abbiamo visto attivisti e attiviste LGBTIQ molto impegnati-e e ben connessi-e in tutte le parti del Paese e in tutti gli schieramenti politici.
Uno studio dell’Università di Zurigo ha scoperto che la società civile era l’attore più visibile nella sfera dei media durante la campagna per il matrimonio per tutti e tutte. L’autore dello studio Philipp M. Ayoub, professore di scienze politiche a Filadelfia, riassume il fenomeno con una frase potente: “Gli individui devono fare coming-out prima degli Stati”. E se lo Stato è forte abbastanza, se ne possono raccogliere i frutti. Anche in questa Svizzera un po’ lenta.
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