Prospettive svizzere in 10 lingue

Lingua inclusiva: un tema su cui votare?

studio televisivo
Gli studi della RTS a Ginevra: la Radiotelevisione svizzera di lingua francese vuole che i suoi giornalisti usino un linguaggio più inclusivo. © Keystone/laurent Gillieron

Sempre più media pubblici e privati definiscono linee guida per un uso neutrale della lingua e quindi non discriminante dal punto di vista del genere. Per qualcuno si tratta di un processo che riflette i cambiamenti sociali attuali, per altri di una discussione superflua. Ma a chi spetta il compito di definire le regole linguistiche?

In febbraio, la Radiotelevisione svizzera di lingua francese RTS ha adottato nuove linee guida volte a promuovere un linguaggio corretto dal punto di vista del genere. Per esempio, le radioascoltatrici e i telespettatori vengono ora salutati all’inizio di una trasmissione con un “Buonasera a tutte e a tutti”.

La pubblicazione delle linee guida è passata inizialmente inosservata. A suscitare vivaci discussioni online ci ha pensato un video della RTS in cui venivano presentati buoni e cattivi esempi di un uso corretto della lingua da un punto di vista del genere. Il dibattito era incentrato sulla forma antiestetica delle nuove forme di “scrittura inclusiva”, sul ruolo di un media pubblico e sul linguaggio da impiegare in una democrazia. Il quotidiano svizzero-francese Le Temps ha scritto che si è trattato di un atto militante con cui la RTS intende imporre “un certo tipo di idea del mondo a chi ascolta la radio o guarda la televisione”.

Quando la Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRF ha deciso di adeguare a sua volta il linguaggio, il dibattito ha coinvolto anche il resto del Paese a Nord delle Alpi. Il quotidiano zurighese Tages-Anzeiger ha pubblicato una serie di articoli sull’uso della lingua neutrale da un punto di vista del genere e un sondaggio “non rappresentativo” per capire quale sostegno godessero le nuove forme di “scrittura inclusiva” in tedesco*. La questione è stata discussa anche nel parlamento della città di Zurigo e una mozione al riguardo è stata inoltrata da un consigliere nazionale.

*Ad esempio, in tedesco la parola “medici” è declinata al plurale in “Ärtzte”, ora le forme suggerite sono “Ärzt*innen” o “ÄrztInnen”, declinazione che include entrambi i generi. In francese, il sostantivo “étudiants” (studenti) viene declinato in “étudiant·e·s”.

Iniziativa popolare

Gli argomenti dei promotori sono semplici: la lingua stabilisce come viene vista, descritta e classificata la realtà. Con una lingua più egualitaria si favorisce l’uguaglianza anche nella realtà. Ma chi deve definire le regole linguistiche? Deve essere un processo che parte dall’alto, promosso dalle autorità? È possibile “imporre” l’uso di una forma linguistica o deve imporsi da sé? Si può promulgare una legge sul corretto uso di una lingua? E in una democrazia diretta, la decisione deve spettare al popolo?

Dopo la comunicazione della RTS, la sezione svizzera dell’associazione “Défense de la langue française” (DLF) ha inviato una lettera pubblica al direttore dell’emittente radiotelevisivo della Svizzera francese. Il presidente Aurèle Callet della DLF ha espresso il suo malumore riguardo alla decisione di imporre la scrittura “inclusiva” e ha informato che l’associazione intende lanciare un’iniziativa popolare volta a impedire la scrittura inclusiva in Svizzera. L’idea è sostenuta anche dall’associazione mantello, fondata in Francia nel 1958.

Contattato da swissinfo.ch Aurèle Challet indica che intende lanciare l’iniziativa in ottobre a Ginevra. “La democrazia diretta si basa sul coinvolgimento della gente nel processo decisionale”, dice Challet, ricordando che la complessità della lingua inclusiva impedisce il dibattito pubblico. Stando a Challet, le attuali discussioni sono “fasulle” poiché non affrontano il “problema fondamentale” della parità di genere. Il testo dell’iniziativa chiederà di impedire l’uso di una lingua inclusiva nelle comunicazioni ufficiali della Confederazione, dei Cantoni e di altre istituzioni in tutta la Svizzera.

Questione datata

Ma il lancio dell’iniziativa non avviene fuori tempo? Da almeno venti anni, in Svizzera viene promosso il pari trattamento linguistico. La Cancelleria federale ha pubblicato nel 1996 il documento “Leitfaden zur sprachlichen Gleichbehandlung”, suggerimenti pubblicati nel 2003 anche in italiano ne “Istruzione della Cancelleria federale per la redazione di testi ufficiali in italiano”.  Nel 2007 è stata adottata la legge sulle lingueCollegamento esterno che sancisce a livello legislativo il pari trattamento linguistico di donna e uomo. L’uso “non sessista della lingua” viene promosso mediante linee guida anche in vari Cantoni, tra cui nel Canton Vaud, di cui è originario di Challet.

Le università si adoperano a loro volta nell’impiego di una lingua inclusiva. Il settimanale svizzero di lingua tedesca WOZ usa formulazioni neutre sotto il profilo di genere dal 1980. Le Courrier, un giornale indipendente edito a Ginevra da un’associazione senza scopo di lucro, si è dotato anche di simili linee guida.

Benjamin Roduit, insegnante di francese e consigliere nazionale vallesano, membro del partito dell’Alleanza del Centro, è scettico sull’adozione di un linguaggio sessualmente corretto. In una mozione depositata nel marzo di quest’anno sostiene che “il moltiplicarsi dei segni ortografici e sintattici introdotti [nella lingua inclusiva] porta alla creazione di una lingua disunita, diversificata nella sua espressione, che genera una confusione ai limiti dell’illeggibilità”.

Roduit chiede inoltre che il Consiglio federale si attenga alle regole e alle direttive della lingua francese nella sua corrispondenza. “Non si può inventare una lingua”, dice il parlamentare a SWI swissinfo.ch. Come la DLF, anche lui ricorda che l’uso della lingua si basa su una “serie di regole fondamentali comprensibili e applicabili da tutti”. Sostiene che è un azzardo cambiare da un giorno all’altro la struttura e la grammatica.

A differenza della DLF, Roduit non crede che la questione vada risolta con un voto popolare. “La Svizzera è un Paese multilingue e quindi il dibattito sarebbe estremamente complesso”, dice il politico dell’Alleanza del centro. Sarebbe difficile fissare regole valevoli per tutte le quattro regioni linguistiche della Confederazione. Secondo Roduit, la soluzione della questione va invece trovata tramite “una riflessione approfondita, non necessariamente con il voto”.

La mozione di Roduit è stata firmata da altri nove parlamentari, tutti di lingua francese. Nella sua presa di posizione del 19 maggio, il governo ha proposto di respingere il testo, ricordando che stando alla legge sulle lingue le autorità federali devono usare un linguaggio appropriato e non sessista e che la scrittura inclusiva viene impiegata da tempo a Berna.

Apripista

Valérie Vuille, direttrice dell’istituto di ricerca e formazione sull’uguaglianza nei media Décadrée, dice che sarebbe un atto “violento” vietare il pari trattamento linguistico con un voto. La lingua è qualcosa di “personale ed equilibrato” e non può essere regolamentata attraverso una legge. L’istituto fornisce consulenze e sostiene associazioni e media, per esempio Le Courrier, che vogliono diventare più neutrali sotto il profilo del genere.

Décadrée ha collaborato anche con la RTS. Se un giornale privato può scrivere come vuole, un’emittente pubblica può cambiare le regole senza coinvolgere il pubblico? Vuille ricorda che la RTS non ha “imposto” nulla (come avviene con una legge), bensì ha formulato delle linee guida a cui i giornalisti possono orientarsi. È un processo che Vuille accoglie con favore visto che la RTS come media pubblico fa da “modello”.

Intanto, in parlamento la ministra delle telecomunicazioni Simonetta Sommaruga ha sostenuto la RTS, dicendo che la Radiotelevisione romanda è libera di “decidere quali parole ed espressioni utilizzare nei suoi programmi”.

Dibattito emozionale

Come mai la questione suscita tanto interesse? Secondo Noah Bubenhofer, professore di linguistica dell’Università di Zurigo, i motivi vanno ricercati nel fatto che tutti “fanno uso della lingua e quindi tutti hanno un’opinione al riguardo”. Bubenhofer nota che la lingua è un elemento identitario e che quindi la gente è molto sensibile al riguardo. “Molti vedono il linguaggio come un contenitore del mondo”, dice, aggiungendo che per la maggior parte di noi è “un sistema molto stabile”. La gente si oppone di fronte al tentativo di distruggere questo sistema. “La gente è generalmente conservatrice per quanto riguarda il linguaggio”.

“La lingua è viva e non può essere imprigionata in una legge”.

Noah Bubenhofer, professore di linguistica

Bubenhofer ricorda che le lingue cambiano con il passare del tempo, spesso per ragioni di puro pragmatismo. Ad esempio, l’invenzione della stampa ha promosso uno stile più semplice per favorire la comprensione dei testi. “Se le lingue non si evolvono, muoiono”, afferma l’esperto, sostenendo che “la lingua è viva e non può essere imprigionata in una legge”, ciò che succederebbe con una votazione popolare. È favorevole invece al dibattito pubblico grazie a cui è possibile “sensibilizzare” la gente sulla posta in gioco.

Infine, Bubenhofer cita alcuni studi relativi all’uso del tedesco che evidenziano come gli stereotipi di genere siano rafforzati, o si riflettano, nel linguaggio. Per esempio, la parola “Arzt” (medico, nella forma maschile) fa pensare a un dottore di sesso maschile. Ricerche svolte con altre lingue sono giunte a risultati analoghi. Nel 2015, in Svezia è stato introdotto il neologismo “hen”, come terzo pronome neutrale per riferirsi a una persona di genere sconosciuto o non dichiarato. Dopo una generale avversione iniziale, “hen” si è inserito stabilmente nel vocabolario svedese.

‘Strumento per gli altri’

Il Forum economico mondiale pubblica annualmente il Global Gender Gap Report che fornisce una panoramica dello stato attuale del divario globale di genere e degli sforzi per colmarlo. La classifica non è però indicativa riguardo al pari trattamento linguistico. Per esempio, la lingua turca non fa alcuna distinzione di genere, ciononostante la Turchia non può essere presa a modello per quanto riguarda la parità di genere e i diritti delle donne.

Valérie Vuille di Décadrée, insieme ad altri sostenitori, dice che in definitiva la lingua è “uno strumento tra tanti”: non è una bacchetta magica, ma sicuramente un elemento “essenziale” per creare una società più giusta. I dibattiti attuali sul futuro della lingua evidenziano che qualcosa si sta muovendo. È un processo che è iniziato tempo fa e che ora coinvolge l’opinione pubblica, in una sorta di movimento “democratico”.

Traduzione dall’inglese: Luca Beti

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