Generazione Z: poca voglia di fare i capi
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La metà dei giovani sotto i trent’anni non vuole diventare manager, secondo un recente studio, e alcune aziende stanno già cercando di rendere queste posizioni più attraenti
Essere capo non fa più necessariamente sognare i giovani. Un recente studioCollegamento esterno, condotto nel Regno Unito, afferma che il 52% dei lavoratori sotto i 30 anni è contrario all’idea di diventare manager. Inoltre, il 16% degli intervistati rifiuterebbe addirittura qualsiasi funzione che implichi la gestione di un team.
Da RTS: La posizione di manager ha perso attrattiva:
Adrian Schwery è uno di loro. Oggi è un libero professionista, ma è stato a capo di un’agenzia di comunicazione prima dei trent’anni. Laureato in management e marketing, si è presto disilluso. Tra mole di lavoro, carico mentale e gestione del team, le responsabilità erano troppo pesanti per lui.
“Ricordo ancora il giorno in cui abbiamo posto fine a questa collaborazione. Ero sollevato. Hai meno ansia, meno apprensione per il futuro. Penso che la mia salute mentale mi ringrazi per aver lasciato quella posizione”, testimonia Schwery ai microfoni della RTSCollegamento esterno.
Il rapporto con il lavoro è cambiato
Il fenomeno, battezzato “conscious unbossing”, si spiega con l’evoluzione del rapporto con il lavoro delle nuove generazioni, spiega Elodie Gentina, professoressa di marketing all’IESEG, rinomata scuola di business di Lilla, e ricercatrice specializzata nella generazione Z. “Una volta, il successo nella vita passava soprattutto attraverso il lavoro. Il lavoro era una priorità, l’azienda forniva tutto, uno stipendio a vita. I giovani hanno un altro rapporto con il lavoro. Ciò che è importante per loro è realizzarsi pienamente nella vita. Il lavoro ne fa parte, ma non è più l’unica componente”.
Ritiene che questa evoluzione sia sensata: “Il Covid non ha dato il via a tutto, ma ha accelerato le riflessioni legate al telelavoro, alla ricerca di senso, alla transizione ecologica e, oggi, i giovani sanno rivendicare ad alta voce ciò che vogliono”.
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Rendere i posti più attraenti
Questa evoluzione preoccupa le aziende. La generazione Z sta invecchiando e sarà necessario rendere questo tipo di impieghi più attraenti. La Posta, per esempio, si sta già adattando.
“Per rispondere a questa evoluzione delle esigenze e delle aspettative, abbiamo adattato i lavori di gestione. Ne offriamo a tempo parziale o in codirezione, il che permette di mantenere un equilibrio tra vita privata e professionale”, spiega Laurent Tornare, responsabile dell’acquisizione dei talenti alla Posta.
Questo equilibrio era essenziale per Adrian Schwery. Se non esclude di tornare a essere manager, lo farebbe in modo diverso. “Si possono immaginare aziende con un po’ meno manager e più orizzontalità, per scambiare di più con i propri dipendenti e coinvolgerli maggiormente nel processo decisionale”.
Per Elodie Gentina, bisogna anche cambiare i processi di reclutamento che non rispondono più necessariamente alla nostra società attuale: “Bisogna rivedere il modo in cui si fanno i colloqui. Si potrebbero fare sotto forma di visite in azienda per incontrare il team e non solo le risorse umane, o ancora valorizzare il processo di integrazione, rivedere i programmi di formazione, fare in modo che i giovani possano prendere più iniziative all’interno dell’azienda”.
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