Le due facce della caccia
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La stagione venatoria è ricominciata e, alimentato dalla questione del lupo, prosegue il dibattito tra difensori di tradizioni e allevatori e i sostenitori dei grandi predatori e animalisti
La caccia è una tradizione ben radicata nelle regioni rurali e di montagna in Svizzera, ma resta comunque al centro di accesi dibattiti. È in particolare la questione del lupo ad agitare gli animi e, su questo punto le posizioni, dei difensori degli allevatori delle associazioni per la protezione della natura e della fauna selvatica sembrano difficilmente conciliabili.
Nel settembre 2020, il popolo svizzero ha respinto di misura una revisione della legge sulla caccia che prevedeva l’abbattimento dei lupi prima che avessero causato danni. Tuttavia, dal dicembre 2023, l’abbattimento preventivo del predatore è stato autorizzato dal Consiglio federale, in seguito all’adozione di una nuova versione della legge da parte del Parlamento.
La caccia al lupo non è però necessariamente interessante per i seguaci di Diana. Sparare al lupo è prima di tutto un servizio agli allevatori, afferma Martin Valär alla RTR. Piuttosto che perdere tempo con il predatore, il cacciatore preferirebbe sparare a un cervo o a un capriolo. “Vogliamo un buon pezzo di carne”, spiega.
Dopo il lupo, il castoro?
Il passaggio da un regolazione reattiva a una proattiva è la nuova strategia sostenuta dal Consiglio federale. Come il lupo, anche il castoro potrebbe essere abbattuto prima ancora che abbia fatto danni. Questo è quanto proposto nella bozza della nuova ordinanza sulla caccia messa in consultazione in primavera.
Accolto con favore dall’Unione svizzera dei contadini, il testo è stato denunciato dagli ambientalisti. Secondo il WWF, questo approccio non solo è inefficace, ma non tiene nemmeno conto dell’importanza di alcune specie selvatiche per gli ecosistemi. Resta da vedere se il Consiglio federale modificherà la norma, che dovrebbe entrare in vigore il prossimo febbraio.
Si caccia il cinghiale in piena estate
Altre pratiche sono meno controverse, come la caccia al cinghiale. Questo ungulato, lungi dall’essere in pericolo, prolifera in diverse regioni del Paese e causa importanti danni all’agricoltura. La necessità di regolare questa specie è largamente condivisa.
In Ticino negli ultimi due anni è stata autorizzata la caccia estiva del cinghiale, in giugno e luglio. Una misura che ha permesso di migliorare la situazione, anche se il problema posto dagli animali resta e non sarà probabilmente risolto in tempi brevi.
Iniziative per una caccia più sostenibile
Di fronte alle critiche, i sostenitori della caccia non stanno con le mani in mano. Stanno emergendo iniziative per rendere questa pratica più sostenibile. Finora si usava praticamente solo la carne degli animali macellati, mentre il resto finiva nella spazzatura o veniva incenerito.
Una piccola azienda svizzera si è posta l’obiettivo di utilizzare la pelle e altri sottoprodotti degli animali cacciati per realizzare accessori di moda: scarpe, borse e cinture in pelle o bottoni ricavati dagli zoccoli. L’idea si sta rivelando popolare tra i cacciatori e i macellai.
Dei ricordi per tutta la vita
Per chi la pratica la caccia non è solo un modo per procurarsi della carne succulenta, ma anche un’attività da fare con gli amici che crea ricordi che durano tutta la vita. È il caso di Wendelin Giossi, che dopo 48 anni ha appeso il fucile al chiodo, ma si incontra ancora con gli amici per ricordare le battute di caccia, con storie che possono sembrare fantastiche, come quella raccontata ai colleghi di RTR.
Traduzione dal francese di Simone Fassora
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