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Seconda ondata con lockdown? In Svizzera no di sicuro

Il professore è noto per le sue prese di posizione nette. KEYSTONE/LUKAS LEHMANN sda-ats

(Keystone-ATS) Una seconda ondata di Covid-19, con relativo nuovo confinamento? Non ci sarà di sicuro. Lo sostiene il noto immunologo bernese Beda Stadler, che critica anche il Consiglio federale: avrebbe dovuto procedere più rapidamente con alcune riaperture.

“Ho 70 anni, sono grasso e di recente ho avuto una doppia embolia polmonare: così, quando in gennaio ho visto le statistiche cinesi ero davvero preoccupato”, spiega l’esperto in un’intervista pubblicata oggi dalla SonntagsZeitung. “Perché i numeri dimostrano che il virus sceglie quasi esclusivamente persone come me. Così sono andato rapidamente in quarantena e ci sono rimasto fino a un mese fa”.

Ora però secondo Stadler la situazione è completamente diversa. “Le cifre relative all’infezione sono ormai da settimane estremamente basse. Nel frattempo è più probabile fare un cinque al lotto che essere infettato dal virus”.

“Visto in modo spassionato per i più giovani e le persone sane il coronavirus non era un pericolo mortale neanche prima, sebbene si sia sempre sostenuto il contrario. Il Covid-19 è estremamente selettivo. Persino se hai 70 anni, se non ha una specifica malattia di base il rischio di decesso è piuttosto basso. In realtà il virus rappresenta un pericolo reale solo per pochissime persone”.

Certo, anche per una malattia innocua ci possono sempre essere casi singoli con complicazioni atipiche. E nel caso del Covid-19 questi casi vengono trattati per giorni dai media, osserva lo specialista ben conosciuto nella Svizzera tedesca anche per le sue prese di posizioni su vari temi controversi, a partire dalla medicina alternativa. “Per la grandissima parte della popolazione il coronavirus rimane una malattia innocua. Il Consiglio federale avrebbe quindi potuto anticipare di un mese gli allentamenti decisi ora”.

Secondo Stadler all’inizio la strategia del governo è stata molto buona e il lockdown era giustificato. Ma al principio di aprile, quando la curva ha cominciato ad appiattirsi, l’esecutivo avrebbe dovuto cominciare subito a riaprire singoli settori, sulla base del principio stop-and-go, per vedere se i piani di protezione funzionano.

All’intervistatore che fa presente come parlare dopo sia più facile, lo specialista risponde che non avrebbe avuto alcun problema a prendere le decisioni da lui indicate. “Essendo consigliere federale si hanno in ultima analisi poche responsabilità. Non si subiscono conseguenze a livello personale e si lavora con i soldi degli altri”.

Ma non sarebbe stato rischioso? “Una seconda ondata che richieda un confinamento in Svizzera non ci sarà di sicuro”, si dice convinto l’ex direttore dell’istituto di immunologia dell’Università di Berna. “Con un coerente distanziamento fisico possiamo controllare il virus ed evitare la seconda ondata”.

Per Stadler questo è possibile dirlo perché oggi si sa molto di più della malattia di quanto non si conoscesse due mesi or sono. “Si sa che il distanziamento è la più importante misura di protezione, se non forse l’unica veramente efficace”. A suo avviso troppi scienziati guardano intensamente ai loro modelli matematici, invece di osservare il mondo per quello che è. Questo li porta a teorie che non stanno in piedi.

“Sarebbe più intelligente prendere sul serio le ultime conoscenze emerse”, sostiene il medico. Per esempio, i nuovi studi mostrano che una parte non indifferente della popolazione era parzialmente immune già prima che scoppiasse l’epidemia. Inoltre oggi si sa che il virus colpisce soprattutto dove le situazioni sociali sono difficili e dove il sistema sanitario non è all’altezza. Una catastrofe come quella di Bergamo sarebbe quindi impossibile? “Per quanto ne sappiamo oggi in Svizzera non si arriverebbe a tanto”, conclude l’esperto.

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