Paolo Richter, fondatore e direttore dell'azienda sociale Drahtesel e del progetto Velafrica. Le biciclette vengono raccolte in un magazzino, per poi essere spedite via mare in Tanzania, Ghana, Gambia, Madagascar, Eritrea, Burkina Faso e Costa d'Avorio.
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Rifugiati, disoccupati e persone con problemi di salute riparano le biciclette sotto la guida esperta di meccanici professionisti. Nell'atelier di Berna, oggi ci sono anche Jurub, di origine somala, e Taqi, afghano.
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Grazie a un sofisticato sistema di impilaggio, è possibile stivare fino a 400 biciclette in un container, che sarà poi trasportato in camion fino a Rotterdam e da lì spedito via mare in Tanzania.
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Dal villaggio di Nshamba, in Tanzania, le biciclette vengono distribuiti ai vari negozi del paese.
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In Tanzania, le biciclette provenienti dalla Svizzera vengono raccolte dall'associazione Vijana Bicycle Center (VBC), partner di Velafrica. L'officina si occupa anche della manutenzione delle due ruote e offre un'opportunità di formazione e impiego alla popolazione locale.
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Il meccanico Jasson Revocatus (al centro) con i due apprendisti Laurent Lucas (a sinistra) e Remigius Deusderith, nell'officina dell'associazione Vijana Bicycle Center.
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Ultime prove prima dell'acquisto: nell'officina di Bukoba, nel nord-est della Tanzania, un cliente si assicura che il campanello funzioni.
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Jadida Nura si è formata come meccanica al Vijana Bicyle Center e sogna di aprire un negozio di biciclette tutto suo.
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Nel villaggio di Nshamba, la maggior parte della popolazione non ha accesso all'acqua potabile in casa. A distribuirla in bicicletta ci pensa Ernest Mwijage. Alla sorgente situata sotto il paese, riempie cinque contenitori con 100 litri di acqua. Un viaggio che compie 15 volte al giorno per sfamare la sua famiglia. Per ogni consegna riceve un dollaro americano.
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Epienzia Sebastian, studentessa alla APEX Secondary School di Nshambe. La sua bicicletta gialla, coi buchi tipici del formaggio Emmental, era parcheggiata alla stazione di Langnau, nel canton Berna.
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La pastora Jospina Fidia di fronte alla Chiesa evangelica luterana di Kashasha. Grazie alla bicicletta, non perde più così tanto tempo quando deve andare a visitare i malati e le persone bisognose.
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Evodia Everister (al centro) ha 17 anni e frequenta la scuola secondaria di Nyakatanga, a 12 chilometri da casa sua. Prima di avere una bici, doveva partire alle quattro del mattino e camminare per tre ore. Veniva spesso punita perché arrivava a scuola in ritardo.
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Ally Makopa, contadino di Nshamba, ha appena finito di mungere e sta caricando sulla bicicletta il bidone di latte da portare ai clienti.
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Tutto pronto per il mercato di Muleba, regione del nord-est della Tanzania.
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Scuola secondaria di Nyakatanga, nel villaggio di Nshamba: gli alunni che abitano lontano da scuola - due o tre ore a piedi - ricevono una bicicletta a prezzo ridotto.
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Ogni anno, più di 22'000 biciclette di seconda mano lasciano la Svizzera dirette in Africa. Un'associazione elvetica si occupa di raccoglierle, ripararle e spedirle via mare, regalando così alle due ruote una nuova vita nei paesi del sud.
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Paolo Richter, 51 anni, si interessa fin da giovane alla meccanica delle biciclette. Nel 1993, in un contesto di crisi economica, apre così a Berna l’atelier di riciclaggio Drahtesel (oggi azienda sociale) con un doppio obiettivo: dare nuova vita alle biciclette e un’opportunità di lavoro ai disoccupati. Poco a poco, il magazzino comincia però a riempirsi. Un soggiorno in Ghana fa germogliare una nuova idea nella mente di Richter: spedire le biciclette in Africa, permettendo così alle popolazioni di diversi paesi di muoversi più liberamente. Lo stesso anno parte il primo carico per il Ghana: il progetto VelafricaCollegamento esterno è ufficialmente lanciato. Oggi Velafrica collabora con diverse istituzioni sociali che impiegano disoccupati, persone con problemi di salute e migranti.
In Tanzania, le biciclette provenienti dalla Svizzera sono particolarmente apprezzate dalla popolazione, perché considerate più robuste e meno care rispetto a quelle cinesi disponibili sul mercato locale. Malgrado la loro solidità, anche queste biciclette devono però essere riparate di tanto in tanto. Per questo motivo Velafrica si occupa anche di formare meccanici in Africa, costruire officine e garantire la fornitura di pezzi di ricambio e utensili di lavoro. Attività che creano anche nuovi impieghi e opportunità di formazione.
Velafrica lavora in Tanzania con l’associazione Vijana Bicycle Center (VBC)Collegamento esterno, che impiega giovani malati di AIDS. Dal 2011, 37 ragazzi e ragazze hanno completato un apprendistato come meccanici di biciclette.
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Biciclette: lavoro a Berna, mobilità in Africa
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Le biciclette, che hanno permesso ai disoccupati in Svizzera di riprendere contatto col mondo del lavoro, in Africa portano i bambini a scuola e gli adulti al mercato. Chi non ricorda «Ladri di biciclette»? Nell’Italia del Dopoguerra, un disoccupato trova lavoro come attacchino, ma mentre appende il primo manifesto un ladro gli ruba la bicicletta…
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